September 26th
Viva Zapatero! e Good night, and good luck - incrociati, a guardare noi.
Incrociamo due dei vincitori veneziani per trovarci sconfitti, all'uscita del cinema: dall'informazione che non c'è. Trovarci sconfitti, nel nostro male quotidiano, è in fondo un bene, è un primo passo, l'aprire gli occhi - se non per vedere, per intuire - su tutto ciò che ci è tolto. Ritrovarci sconfitti è uscire dal sogno ignorante, e i nati ciechi si perdonano, ma non chi la vista ce l'ha, e non se ne serve.
Si applaudino invece le Guzzanti, i Murrow, e i Clooney. I Clooney che, volontariamente o meno, regalano specchi d'adesso, e di qui. Quel qui che Sabina Guzzanti ha dipinto - con pennello proprio e tempere d'altri - nel suo Viva Zapatero!, miracolo che supera il maestro, quel Moore fermo ai pali del fazioso, troppo legato alla sua rivoluzione - per noi o per se stesso? - per ricordarsi dei contenuti. Il Moore che dopo la lucidità di Bowling a Columbine inciampa in Farenheit 911 cadendo nell'eccesso, perdendo mordente in un'estetica ostentata, in una ridicolizzazione dell'oggetto che si mischia alle prove, alla verità che viene affogata dallo sfottò e dall'esasperazione. Rischio alto che Sabina, escluso qualche riferimento di troppo al fascismo, elude, correndo sul filo della satira, a volte barcollando, ma senza cadere mai. Per ritrovarsi efficaci.
Efficaci come un George Clooney che, dopo la prima prova ironica e soderberghiana, s'inventa narratore di Momenti. Il maccartismo, i primi anni cinquanta americani, i nuclei d'eventi della Guerra Fredda. Ma, soprattutto, l'informazione. Attraverso la storia vera di un salvatore freddo, venuto per noi e disegnato puro come difficilmente può essere stato, ma così come lo vogliamo: Edward R. Murrow, giornalista della CBS e promotore, assieme alla sua redazione, della lotta mediatica lanciata al senatore Joseph McCarthy, presidente della Commissione per le attività antiamericane. Un personaggio, quindi, e un gruppo di persone, pur se eccezionali comunque persone, tratteggiate solo a matita e senza enormi caratterizzazioni, ma con lineamenti che rimangono, i lineamenti dell'insieme. Le carrellate di una macchina da presa che fa finta di non sapere che cerca, ma che quegli occhi li trova sempre, avvolti dal fumo di una sigaretta, in un severo bianco e nero d'epoca, e in un grigio fumo di stress, prima di una diretta, durante una rassegna stampa.
Informazione, dicevamo. Il centro focale dei due film, palesato e fortissimo, li lega indissolubilmente in un tandem didattico. Più scolastica l'opera di Clooney, addirittura eccede nei suoi toni esplicativi, lascia poco allo spettatore e al non-detto, si arroga di essere lezione, e ne ha diritto. Viceversa, Sabina Guzzanti evita spesso di spiegare, limitandosi a mostrare, aiutata dal materiale - comunque indirizzato da lei - che parla da solo, con riferimento in particolare alle interviste.
Oltre il macro argomento, appunto l'informazione, sono tanti i punti in comune tra i due film: fondamentali, come già detto per il film della Guzzanti, i documenti. Se infatti inizialmente le due opere si differenziano nella grande classificazione di documentario e fiction, Clooney elimina le distanze, usando nel modo appropriato documenti televisivi d'epoca, mandati in onda a See it now (il programma televisivo di Murrow), interrogatori in tribunale, e pubblicità, e contorno, sempre originali, a ricreare ambiente, e sensazioni. Nella sua rigorosità e nella sua anti-spettacolarizzazione, il film di Clooney diventa, semplicemente e incredibilmente, un documentario - ricostruito.
Se Good night è costruito sui tre atti di preparazione del programma/messa in onda/reazioni del pubblico, illustre o meno, Viva Zapatero!, nello schema, si affida alle domande fuoricampo di Sabina, seguite dalla documentazione del fatto, concluse con una ricerca della risposta, attraverso le interviste. E qua sta la più grande differenza tra i due film: nella chiusura del cerchio. Il maccartismo, e i suoi oppositori, sono ormai argomento chiuso, la storia ha un finale - la sentenza contro McCarthy a lasciare il suo ruolo -, e passa il testimone, più che alla Guzzanti, a tutti noi e ai nostri attuali problemi. L'intimidazione, e la censura. Persone, o personaggi, in silenzio contro un potere non democratico, in silenzio per convenienza, o per paura. Murrow ha avuto il coraggio, in un periodo in cui il terrore anti-comunista era ai suoi massimi livelli e lo Stato ne approfittava per allontanare i suoi oppositori, di parlare ad alta voce, di raccontare i fatti, come ogni giornalista dovrebbe. L'esito ci fu, e fu vincente. Al contrario, le domande della Guzzanti (e di Luttazzi, e di Rossi, e di Grillo...) sono ancora un in sospeso, sono clamore e applauso che finisce li` - Viva Zapatero! è l'applauso più lungo della Mostra che comunque, per restare in tema, non è stato mandato in onda dai tg, occupati a inquadrare la passerella della diva (?) di turno. Qualcuno ha apprezzato, ma le cose sono ferme così. Nè i giornali, nè - specialmente - la classe politica che dovrebbe essere d'opposizione a questo regime, appoggiano quello che solo la satira sta facendo in questi anni. Satira che, per errore, viene considerata meno autorevole, mentre è ciò che ci sta salvando, è ciò che, riagganciandomi, ci fa ritrovare sconfitti. Manca, semplicemente, chi ne prenda atto e cerchi di cambiare le cose, nei fatti. La satira può indirizzare, non cambiare leggi.
I collegamenti in dettaglio, inoltre, sia tra i due film, sia tra il '54 americano e il '05 italiano, sono molti. Il primo attacco di Murrow a McCarthy, ad esempio, era stato portato con il programma See it now unicamente attraverso immagini del senatore, in un montaggio di sue frasi - di repertorio e attuali -, che creavano da sole un effetto straniante, nella loro contradditorietà. Questo, non può non far immediatamente pensare alla censura che Berlusconi attuò nei confronti nella puntata speciale di Blob berlusconicontrotutti, dedicata interamente al premier e costruita, com'è solito della trasmissione, unicamente attraverso le sue interviste, e le sue parole. Allo stesso modo, si potrebbero sovrapporre al secondo l'intervista di De Bortoli (ex direttore de Il corriere della sera) in Viva Zapatero!, e una delle trasmissioni di Murrow, in Good night; entrambe, infatti, puntano il dito su uno degli aspetti più innaturali delle due situazioni, e su una verità spesso dimenticata: il giornalista è prima giornalista, poi persona. Il giornalista deve informare, anche contro le proprie idee, e criticare un McCarthy o un Berlusconi, non significa essere di sinistra.
Deciso che, seguente alla paranoia anti-comunista comunque sinceramente sentita, negli Stati Uniti prese piede uno sfruttamento della situazione atto solamente ad allontanare gli oppositori, si delineano così due grandi disegni che, anche con motivazioni apparenti differenti, sono estremamente simili, e che vedono di fronte quell'America e quest'Italia. E non ci si preoccupa perchè ci si sta dentro, e non ci si vede dall'esterno. George Clooney ci ha fornito un delicato ritratto di un passato lontano che dovremmo usare ad esempio, ispirato dalle gesta di Murrow (interpretato dall'enorme David Strathairn, premiato a Venezia), che non si è messo da parte, ma che la sua parte l'ha fatta, così come la nostra Guzzanti. E ora tocca a noi, non metterci da parte.
E mi si perdoni se la disquisizione cinematografica è stata minima, ma queste sono opere di cuore, e forse così vanno giudicate, dove il messaggio supera la forma. E si perdonino quindi dei cali talvolta predicatori in Clooney, e degli eccessi partecipati della Guzzanti. E si perdoni di nuovo me, se scelgo di chiudere nel modo più banale, e diretto, se lascio poco al lettore: mi sembra solo il modo più giusto.
Buona notte, e buona fortuna.