Archive for August, 2006

August 5th

Ai concerti,
All’elettronica,
Ai bassi che più sono forti e più ti piacciono,
A ciò che hai sempre criticato ma alla fine condividi,
All’estate romagnola e ai suoi piccoli paesini,
Al “Troviamo un modo per bere gratis”
“A noi dell’MTV generation, anzi no, della TRL generation”(A.G)
Alle autostrade di notte che chissà quanto ci affascinano,
Agli autogrill stracolmi di gente,
All’odore di cesso pubblico nel naso mischiato a quello di brioche appena sfornata,
A chi riesce a non lamentarsi mai,
A chi sulla strada del ritorno sta alla destra di chi guida e parla , parla per non farti addormentare,
A chi perdona,
A chi sa che ogni tanto è difficile farlo ma ci prova comunque,
Al solo pensiero di stasera,
A voi soprattutto che siete sempre più convinti che ad ogni falò BISOGNA ubriacarsi, quasi fosse un obbligo, un rito, un appuntamento,
A chi è convinto che il bello è proprio qui,
Alla birra sui tuoi vestiti che si sarebbe asciugata se non avessi continuato a ballare ubriaco per ore,
Alla sabbia mista al sudore,
A chi aspetta questa serata per provarci con lei,
A chi puntualmente vomita l’anima e poi torna a ballare,
Alla pasta al forno domenicale che ti obbligano a trangugiare quasi fosse un prezzo da pagare per la sera prima,
A chi il giorno dopo è sempre lì pronto a raccontarti tutto,
E all’estate,
Al nostro mare,
Alla nostra costa,
A Pesaro e alla sua gente,
A Pesaro e al “Non c’è mai un cazzo da fare”.

Infine a noi, che forse forse ce lo meritiamo.






August 2nd

Le Pietre Di Urbino

Forse LL voleva farlo o forse non lo avrebbe mai fatto. Io lo faccio un po' per fargli un favore, un po' perchè mi diverto a sperimentare cose nuove (e questa ancora non l'ho mai fatta).

Buona visione.



Salvador

Posto questo estratto dal libro "Il Pendolo di Focault", di Umberto Eco, che mi ha colpito particolarmente per la profondità e il realismo della descrizione. Spero lo "spirito" di questo pezzo sia comprensibile a tutti, anche astraendolo dal contesto originale.
Per chi fosse interessato a leggere altro, il brano è l'inizio del capitolo 26, nella quarta sefirah, Hesed.

E vidi Salvador, Salvador da Bahia de Todos os Santos, la "Roma negra", e le sue trecentosessantacinque chiese, che si stagliano sulla linea delle colline, o si adagiano lungo la baia, e dove si onorano gli dei del panteon africano.

Amparo conosceva un artista naif, che dipingeva grandi tavole lignee affollate di visioni bibliche e apocalittiche, smaglianti come una miniatura medievale, con elementi copti e bizantini. Era naturalmente marxista, parlava della rivoluzione imminente, passava le giornate a sognare nelle sacrestie del santuario di Nosso Senhor do Bomfim, trionfo dell'horror vacui, squamose di ex voto che pendevano dal soffitto e incrostavano le pareti, un assemblage mistico di cuori d'argento, protesi di legno, gambe, braccia, immagini di fortunosi salvataggi nel pieno di rutilanti fortunali, trombe marine, maelstrom. Ci condusse nella sacrestia di un'altra chiesa, piena di grandi mobili odorosi di jacaranda. "Chi rappresenta quel quadro,"chiese Amparo al sacrestano,"san Giorgio?"

Il sacrestano ci guardo' con complicita': "Lo chiamano san Giorgio, ed è meglio così, altrimenti il parroco s'arrabbia, ma è Oxossi."


Il pittore ci fece visitare per due giorni navate e chiostri, al riparo delle facciate decorate come piatti d'argento ormai anneriti e consunti. Eravamo accompagnati da famigli rugosi e zoppicanti, le sacrestie erano malate d'oro e di peltro,di pesanti cassettoni, di cornici preziose. In teche di cristallo troneggiavano lungo le pareti immagini di santi in grandezza naturale, grondanti sangue, con le piaghe aperte cosparse di gocce di rubino, Cristi contorti dalla sofferenza con gambe rosse di emorragia. In un baluginare di oro tardo barocco, vidi angeli dal viso etrusco, grifoni romantici e sirene orientali che facevano capolino dai capitelli.

Mi muovevo per strade antiche, incantato da nomi che parevano canzoni, Rua da Agonia, Avenida dos Amores,Travessa de Chico Diabo... Ero capitato a Salvador all'epoca in cui il governo, o chi per esso, stava risanando la città vecchia per espellerne le migliaia di bordelli, ma si era ancora a metà strada. Ai piedi di quelle chiese deserte e lebbrose, impacciate da loro fasto, si stendevano ancora vicoli maleodoranti in cui brulicavano prostitute negre quindicenni, vecchie venditrici di dolciumi africani, accosciate lungo i marciapiedi con le loro pentole accese, torme di sfruttatori che ballavano tra i rugagnoli di scolo al suono del transistor del bar vicino. Gli antichi palazzi dei colonizzatori, sormontati da stemmi oramai illeggibili, erano diventati case di tolleranza.



(Umberto Eco, Il pendolo di Focault)