Archive for June, 2008

June 26th

blitzkrieg ancora

io dico che devi lasciarmi in pace dico davvero non sto scherzando lo so che sembra che sorrido e ti dico che devi lasciarmi in pace come ti ho già detto altre volte che volevo mi lasciassi in pace ma in realtà non volevo perché era bella questa cosa che non stavamo più insieme ma tu mi cercavi lo stesso e ogni tanto succedevano cose che non dovevano succedere però succedevano lo stesso perché tu lo volevi tanto e io ero non ero uno bravo che diceva no queste cose non devono succedere e così succedevano ma questo era prima di adesso prima del momento in cui ti dico sul serio che devi lasciarmi in pace perché non ti voglio e non è che da ieri a oggi sono diventato buono è proprio che non ho più voglia di te in nessun modo quindi smettila di chiamarmi di dirmi le cose che mi dici perché i ricordi non servono più a niente non ti è rimasto che l’odore ma chi se ne frega dell’odore perché davvero mi hai scocciato sei pesante e pure inutile te lo giuro l’hai capito? piangi pure fai con calma io vado ci sentiamo
June 25th

bcn 08

scusate ho un po di malinconia post vacanza...

June 22nd

Tieni AG, questo è per te..

e poi di che non ti voglio bene..

http://www.giochi-italia.it/giochi-di-cucina-gratis-cucinare-gioco-flash.htm
June 21st

oh oh!

http://it.youtube.com/watch?v=AcLS2WJERQ0

blitzkrieg boh

io a te ti odio perché tu sei una stupida droga vorrei davvero fare a meno di te dico sul serio vorrei proprio andare a dormire prima la notte e alzarmi prima dal letto la mattina senza aver bisogno di stare lì a dar dei baci o a dir parole con te che sei solo una stupida droga che mi rovina il lavoro le vacanze la fila in posta i viaggi in metro e i supermercati dove a volte altre sono carine e in alto negli scaffali non ci arrivano e io vorrei prendere le loro mezze penne lisce e poi dir loro ciao come stai ma lo sai che la pasta liscia fa un po' schifo? e sperar che loro ridano o si offendano in tutti e due i casi magari ha funzionato perché a quanto ho capito a metà piacciono quelli che le fanno ridere e a metà piacciono quelli che fan gli stronzi quindi diciamo che forse ce la si fa ma poi ci penso e no non posso perché tu sei lì e io ti voglio ancora e ancora ancora senza basta e dico oh però che palle sempre lei ne voglio un'altra e invece no perché per forza la droga è lei e nessun'altra non l'ho scelto è successo e questo è male però la amo e ne ho bisogno perché è una droga eccetera eccetera alla fine vi assicuro che la faccenda finisce bene
June 18th

Il calcio

Posso fare due osservazioni:
1) è magnifico come uno sport possa creare un effetto di coesione, partecipazione e spirito di gruppo mai visto in nessun'altra occasione
2) se gli italiani mettessero la metà di tutto lo spirito suddetto per ogni altro aspetto del paese, l'Italia sarebbe un posto molto migliore in cui vivere.
June 13th

La mente al tempo di Internet

Mi sono imbattutto in questo articolo e l'argomento mi è parso di sicuro interesse.

Partendo dalla constatazione di un evidente limite che affligge sempre più persone, ovvero quello di non riuscire più a restare a lungo concentrati nella lettura di un testo, se non con una certa fatica, ma avere la necessità di ricercare informazioni sempre più dirette e concise, navigando velocemente in un mare di informazioni, immediatamente disponibili in grande quantità, senza mai fermarsi ed immergersi in un particolare punto, analizza il processo di cambiamento, spontaneo, che il cervello umano mette in atto (e ha messo in atto nel passato) per adattarsi ai cambiamenti della società e degli usi e costumi che la compongono.

L'articolo è abbastanza lungo ed è difficile, probabilmente proprio a causa di quanto detto qui sopra, arrivarne al fondo, ma mi sento di consigliarne la lettura, non perchè faccia chissà quali rivelazioni (l'autore stesso presenta le sue idee come tali, ovvero opinioni e non verità assolute - ah, il relativismo...) ma porta a pensare su una questione che, almeno per quanto mi riguarda, non capita spesso (anzi, forse è meglio dire mai) di considerare e che, sempre per quanto mi riguarda, invece trova un riscontro, se non inquietante, almeno importante nella realtà.

Io intanto mi sono imbarcato nella lettura de "I Fratelli Karamazov" di Dostoevskij e mi sa che se non ritrovo un po' di capacità di concentrazione (nella lettura) la laurea in Ingegneria Informatica precederà la fine delle avventure di Aleksej e fratelli. Ma l'allenamento è sempre importante.
Io di sicuro ne faccio troppo poco. Vedrò di recuperare.
Voi, se volete cominciate da questo articolo.
June 8th

[nome di famosa cantante di origini italo americane con riferimenti biblici] LADRA CAGNA BAGNATA

SE NON LA FINISCI DI FAR PIOVERE VENGO SU E TI ROMPO IL CULO!

Noiosa Domenica di giugno? Ecco qualcosa da fare...

Quel Martedì mattina era stato piuttosto strano, Benedetta si è svegliata con un deciso mal di testa e una sensazione di malessere generale cui non sapeva dare una spiegazione. Non le veniva spesso il mal di testa e sebbene avesse preso qualche globulo di un rimedio omeopatico che le era stato consigliato da un’amica, non sembrava passarle e nemmeno migliorare. Dopo colazione saltò sulla bici del nonno e si diresse verso la facoltà pedalando velocemente. Si era trattenuta con la madre a commentare un fatto di cronaca che avevano sentito al telegiornale del mattino e rischiava di fare tardi. La discussione riguardava una cosa abbastanza comune, il solito delitto irrisolto contro il quale la popolazione si divide, innocentisti e colpevolisti, come se la giustizia fosse diventata una partita di una qualche squadra di calcio e si dovesse tifare per l’una o per l’altra, con gli avvocati a fare la parte dei cannonieri e i giudici a fare gli arbitri. Non le erano mai interessate queste vicende e si stava convincendo sempre più che si stesse tornando a quando nell’800 i processi avevano anticipato la televisione e sostituito il teatro. La morbosità del cercare una giustizia sommaria per potersi sentire innocenti, come se vedere con i propri occhi i colpevoli lavasse le coscienze degli spettatori e l’ affondare le mani nel torbido dei crimini più efferati rendesse meno grave il male che si compie tutti i giorni.
Viale Freggi era sempre lì, dritto e in discesa verso la città. Benedetta arrivò all’università in ritardo e quando entrò in aula la lezione era già iniziata.
Si sedette vicino ad una ragazza, una sua amica che aveva perso entrambi i genitori da bambina ed aveva sempre vissuto con i nonni in una delle ville di Viale Freggi.
Annagaia infatti viveva a poche case di distanza da Benedetta, era una ragazza molto magra, con i capelli biondi poco al di sotto delle spalle, non molto appariscente ma bella di una di quelle bellezze che sono difficili da spiegare; come se non si potesse ricondurre a nessun tipo di ideale di bellezza ma che comunque lasciasse il segno a tutti quelli che la incontravano. Erano amiche sin dai tempi dell’asilo ed avevano passato i lunghi pomeriggi delle estati di città a giocare nei giardini ora dell’una ora dell’altra, per poi rientrare a casa per la cena e vedersi di nuovo nelle calde serate estive fino a che non fosse ora di andare a dormire.
Avevano passato un’infanzia piuttosto solitaria, ad entrambe non piaceva molto andare a giocare ai giardini con gli altri bambini, preferivano rimanere in due e inventarsi delle storie che si svolgevano sempre all’ombra dei grossi pini dei giardini delle vecchie e malandate ville dei loro genitori. A volte c’era la nonna di Annagaia a giocare con loro, a inventare le storie di cui le bambine erano protagoniste, una nonna deliziosa, ben consapevole del disagio psicologico della nipotina, che aveva perso entrambi i genitori poco dopo il terzo compleanno. La nonna desiderava con tutto il suo cuore che l’affetto che le davano lei e il marito potesse in qualche modo bastarle e sostituire quello mancante dei genitori. Con il passare del tempo l’amicizia tra le due bambine si rinforzava, Benedetta e Annagaia avevano passato tanto tempo insieme che avevano finito per somigliarsi, una intuiva quello che l’altra pensava ancor prima che lo dicesse, erano diventate come un’unica persona, legate dall’infanzia come due sorelle.
Annagaia aveva deciso di frequentare scuole diverse da Benedetta, aveva fatto il Liceo Artistico perché era un’ottima disegnatrice.
Gli anni del Liceo erano passati in maniera molto serena per entrambe, anche se per qualche tempo si erano perse di vista, poiché Annagaia aveva sofferto di un periodo di depressione durante il quale era uscita di casa soltanto per le lezioni scolastiche e passava pomeriggi interi a disegnare e scrivere, aveva rifiutato completamente i cambiamenti che il suo corpo di adolescente subì tra i 13 e i 14 anni. Non riusciva ad accettare la crescita del seno e i fianchi che prendevano forma, la sua trasformazione in una donna le sembrava un’involuzione, lei che era sempre stata magra e sottile si vedeva appesantita mentre si osservava il seno allo specchio del bagno, prima da davanti, poi di fianco, poi controllava se le rotondità fossero visibili anche da dietro, se superavano la fila visibile di costole sui lati della schiena magra.
Aveva un vero odio anche per i peli del pube, che radeva con la lametta del nonno non appena vedeva spuntare o ricrescere.
Annagaia aveva iniziato a vestirsi di nero, a portare una specie di lutto per il suo corpo di bambina che la abbandonava, iniziò a mettere un trucco scuro, pesante e deciso sul contorno degli occhi che inevitabilmente si diffondeva e perdeva definizione dandole un’aria afflitta e triste.
Solo Benedetta sapeva, anche se Annagaia non glielo aveva mai detto, che in realtà non era il cambiamento del suo corpo che la spaventava. Soltanto non poteva accettare la trasformazione del suo corpo in qualcosa che si avvicinava a quello della madre. Avrebbe sicuramente voluto cercare delle somiglianze, avrebbe rovistato in tutte le foto dei genitori che aveva per vedere se il suo corpo le assomigliava, se il seno e tutte le altre caratteristiche femminili fossero state uguali. Allora avrebbe sentito la morte della madre su di se, non si sarebbe sentita del tutto viva, ma soprattutto quella somiglianza genetica l’avrebbe perseguitata per sempre e avrebbe sentito ancor più forte il dolore per l’ assenza della madre.
Dopo circa un anno di crisi Annagaia riprese ad uscire, ormai era diventata una signorina, aveva dovuto accettare le trasformazioni del suo corpo e la schiavitù del ciclo mestruale ed aveva imparato che poteva trarre molti piaceri dal suo giovane corpo di donna, quando la mattina non andava a scuola ed approfittando dell’assenza dei nonni si chiudeva in camera con i ragazzi. Sapeva di poterli gestire, di avere il potere, sentiva di poter controllare a suo piacimento l’ardore adolescenziale dei ragazzi, lei più fredda e disincantata.
Annagaia e Benedetta avevano finito per incontrarsi di nuovo alla facoltà di economia, sebbene non piacesse veramente a nessuna delle due.
Quella mattina Annagaia si era svegliata sbadigliando e al suono della sveglia aveva risposto tirandosi su le coperte fin sopra la testa e premendo le mani contro le orecchie per non sentire lo scampanellio. Era una vecchia sveglia che usava da sempre, con un largo quadrante dorato su cui si muovevano ticchettando e rincorrendosi 3 spesse lancette nere di diversa lunghezza. Dopo qualche minuto sfilò un avambraccio fuori dalla coltre di coperte di lana e mosse la levetta che bloccava le campanelle. Lanciò le coperte sul pavimento e si alzò velocemente, pensando che così facendo avrebbe reso la cosa più facile. Si diresse in bagno in mutande e reggiseno, continuando a sbadigliare. Dopo aver fatto pipì tornò in camera e dopo aver messo un paio di jeans neri stretti e una felpa larga scese in cucina scalza. In cucina la nonna le aveva preparato la colazione come tutti i giorni. Annagaia non amava le discussioni mattutine, per le prime 2 ore dopo il risveglio non riusciva a sostenere una conversazione senza andare in collera per un nonnulla. La nonna lo sapeva bene, quindi non si sforzò di trovare un argomento di conversazione e si limitò a versarle del tè nella tazza. Dopo aver ingoiato di malavoglia un paio di fette biscottate con il miele, Annagaia si alzò e ,salutata la nonna, si diresse di nuovo in bagno. Il bagno della vecchia casa di Annagaia era molto vecchio, ma poiché era sempre stato trattato con molta cura dai due anziani e dalla nipote non aveva mai avuto bisogno di grosse manutenzioni o rinnovi. Il soffitto era molto alto, come quello di tutte le stanze della casa, il pavimento a mattonelle bianche e nere, un piccolo specchio e un’antica vasca di marmo con i piedi di leone dorati. Arrivata in bagno Annagaia si tolse jeans e biancheria e si lavò appoggiandosi al freddo marmo della vasca. Dopo pochi colpi di spazzola al caschetto biondo si diresse in camera e si stese di nuovo sul letto, pensò che se aveva lezione alle 11 poteva anche dedicarsi un po’ di tempo visto che non erano ancora le 10. Era una mattina di aprile, calda ma piovosa, Annagaia si rigirò ancora un po’ nel letto e si mise a fissare il soffitto per qualche minuto. Dopo un po’ si alzò e uscì dalla camera dirigendosi verso la fine del corridoio, pensò che aveva voglia di leggere qualcosa, mentre fuori iniziava a piovere e la luce della mattina lasciava il posto ad una semioscurità quasi crepuscolare. Entrò nella biblioteca in fondo al corridoio, una stanza che in realtà era più simile ad un salotto, con un alto camino e tre grandi vecchi divani scuri. Le piaceva prendere un libro a caso, soffiare via la polvere dalla copertina come nei film e leggere qualche pagina partendo da metà, senza pretendere di capire la trama, entrando nella storia dei personaggi in punta di piedi. Le piaceva immaginare tutto di quei personaggi di cui leggeva solo poche righe e non riusciva a comprendere i caratteri principali. Così la sua fantasia diventava fervida e a volte si immaginava perfino inizio e conclusione del romanzo o del racconto. Entrata in biblioteca si fermò come al solito al centro della stanza, decidendo dapprima da che scaffale prendere il volume. Questa volta decise di salire sulla scala e di prenderne uno dalla sezione dei libri più vecchi, quelli appartenuti al padre di suo nonno. Salì sulla scala, quei libri venivano tenuti molto in alto, erano per lo più classici e nessuno aveva avuto voglia di leggerli o catalogarli negli ultimi 30 anni. Si arrampicò su per la scala traballante e allungandosi il più possibile prese un piccolo volumetto dalla copertina verde. Appena prese il libricino e lo tirò verso di se, un foglio di carta scivolò per terra. Annagaia scese dalla scale e lo prese in mano con curiosità.
Non era un foglietto, era una foto. Era la foto in bianco e nero di un ragazzo, con i capelli neri, molto bello che la colpì letteralmente dritto al cuore. Raccolse la foto e rimase per almeno un minuto a fissare gli occhi neri del ragazzo. Era come se non vedesse più la stanza intorno e il suo respiro si fermò per alcuni secondi.
Corse in cucina dalla nonna ad informarsi su chi fosse, “Nonna! Nonna!! Guarda qua!”, “Cosa?”.
“ E’ tuo padre.”
Annagaia aveva sempre cercato di evitare di guardare le foto del padre, sapeva a memoria quelle 15 o 20 che erano nell’album di famiglia, scattate pochi anni prima che morisse, ma proprio non l’aveva mai visto così. Così giovane e…bello. Non sembrava lui. Non aveva mai voluto sapere com’erano da giovani i suoi genitori, non poteva sopportare l’idea di assomigliare al padre o alla madre. Nelle foto lo vedeva sempre con un’aria stanca, lo sguardo spento, i capelli corti, non poteva essere lui. “nonna sei sicura che sia il babbo, davvero?”, “Sì tesoro certo che ne sono sicura, questa foto è stata scattata dalla sua ragazza ai tempi dell’università, era una ragazza splendida e tuo padre ne era innamorato come non lo era mai stato di nessun’altra”. Annagaia prese la foto e salì in camera, non poteva smettere di guardarla, inciampò sul secondo gradino delle scale, appoggiò il polso sul marmo per ripararsi dalla caduta e si fece male, ma ancora non poteva smettere di fissare il padre negli occhi.
Arrivata in camera prese un pennarello e scrisse “Lucio 1973”. La nonna le aveva detto che la foto era stata scattata in quell’anno. Dopo aver scritto nome e data mise la foto nel cassetto del comodino, che era di legno scuro, poi lo chiuse a chiave.
Scese le scale di corsa perché era in ritardo, aveva messo un paio di all star, erano quasi le uniche scarpe che avesse mai messo.

Benedetta si sedette vicino ad Annagaia, era riuscita ad arrivare in ritardo anche quella mattina e pensò che forse avrebbe dovuto anticipare la sveglia di qualche minuto, anche se il solo pensiero di farlo la rassicurava sul fatto che non avrebbe mai potuto: le piaceva troppo dormire e sapere di avere anche solo dieci minuti di sonno in meno la irritava.
Benedetta si accorse che l’amica aveva qualcosa di strano, pensò che forse era in uno di quei momenti in cui si rattristava senza motivo e per distrarla le comunicò del tremendo mal di testa col quale si era svegliata, ma che adesso sembra stesse passandole.
Annagaia quasi non rispose, stava pensando ancora alla foto del padre, a quanto fosse bello, a quanto di suo ci fosse in quello sguardo innamorato che il padre rivolgeva alla macchina fotografica. La somiglianza era netta, lo stesso sguardo.
June 4th

Sforzatevi di mettere il titolo al vostro post, suvvia, un po' di immaginazione.

Il nuovo spot di Philips per il suo nuovo modello di epilatori..
vediamo chi trova la sorpresa..:)

a parte tutto,rispettabile la scelta dell'azienda nell' "osare" cosi tanto..

http://www.designerblog.it/post/2920/kari-philips-e-satinelle
June 2nd

That's why we love you.

I visi sono stati oscurati per tutelare gli innocenti.


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no more bovisa please

tralasciando il fatto che in 3 giorni hanno ricostruito all'ombra del rudere della facoltà 5 "fashion" tendoni con più computer, plotter, printer, aria condizionata e rete wireless dell'intero politecnico,guardate il risultato di un workshop che hanno fatto alcuni miei amici.
Il tema era inventarsi un avvenimento che nel futuro sconvolgerà il mondo o l'olanda e la conseguente risposta dutch.
Enjoy!

http://it.youtube.com/watch?v=WkkpGVeHTcI

http://it.youtube.com/watch?v=Ktz9ri0zREU&feature=related
June 1st

Love Parade 2008 - Dortmund

www.loveparade.com