January 19th
Lascio lo studio con discorsi non del tutto ottimisti, si dice che non si vende più niente, che diminuiscono le liste di nozze, che il Macef è andato male e bisogna ormai puntare su qualcosa di diverso. Piove e sono in bici. La mia nuova bici regalata per Natale.
Nel tragitto decido di fermarmi qualche minuto in un negozi, uno di quelli molto frequentati sotto Natale per fare regali “diversi”, di quelli che “si sono messi a fare anche abbigliamento”,“si ma si vede che non sono italiani, proprio non è il nostro stile, preferisco la loro oggettistica”.
Compro, esco e corro verso la bici sotto la pioggia.
Mi chiamano “ragazzo” e borbottano qualcosa.
Qualcuno in carrozzina imbacuccato sotto cellofan e plastiche per la spesa, mi chiede di dargli una mano. Bene,una buona occasione per potersi sentire meglio la sera sul letto, sapendo di aver fatto la cosiddetta buona azione avendo sprecato solo 5 minuti della mia giornata.
“Aiutami a salire sull'ascensore, ma trova un'altra persona”.
Chiedo a due signori che passano. Non mi rispondono, forse hanno fretta
Si offre un quindicenne, giubbotto north sails e jeans infilati nelle timberland. Sì. siamo a Milano.
Questa persona ci indica la strada, e io e il ragazzo la seguiamo in silenzio.
Nel tragitto parla, dice qualcosa di veramente incomprensibile.
Dopo 500 metri sotto la pioggia, ci dice che siamo arrivati.
Ovvio, poteva trovarsi due aiutanti sotto casa e non 500 metri prima.
“Suonate Maranghini”
”Sono io, apri!”
Tutto buio. Entriamo e mi chiede di togliere la mantella che copre questa persona su tutto il corpo.
Solo ora capisco che è una donna, una signora, o almeno penso.
“Toglietemi i sacchetti legati alle maniglie qui dietro”
“NO NO, non quello di destra, prima quello di sinistra”
Il ragazzino è piuttosto intimidito, per non dire spaventato, quindi faccio tutto io.
“E tu cosa fai li in piedi, mica ti mangio, avanti toglimi i sacchetti sulle scarpe”
Il ragazzino si piega di scatto per slacciare i sacchetti dai piedi.
Dalle richieste della donna capisco che vuole liberare la carrozzina da una serie di buste che chissachì la aveva aiutata ad appendere.
Vuole alzarsi e riporre la carrozzina nel sottoscala, con un telo adibito apposta.
“Coprila bene...non cosi..e non tirare il telo di qui se no dall' altro lato cade”
Il suo atteggiamento è sempre più arrogante, e la cosa comincia ad innervosirmi.
“E' bagnato per terra?”
Rispondo di si.
“Allora prendi quel sacchetto e asciuga bene per terra”
Mi chino e lo faccio.
Non ci vedo un cazzo. niente.
“Adesso tutti e due venite qui e aiutatemi ad alzarmi”
“Non cosi..dovete prendermi meglio diamine, infilate il braccio più sotto”
La donna peserà 100 chili e puzza da far schifo. Trattengo il respiro per non vomitare mentre guardo la faccia del quindicenne sconvolto.
Muove in media un piede ogni 10 secondi. Ci mette 10 minuti per arrivare all'ascensore 2 metri piu in la, senza voler essere aiutata.
Si gira verso il ragazzino.”Tu puoi andare”.
Tocca a me salire con lei in ascensore e accompagnarla dentro casa.
E' passata circa mezzora e mi viene il dubbio se sia stato giusto o meno aiutarla, ma non ci penso.
Al secondo piano mi indica un portone dicendomi di suonare. Mi apre un uomo magrissimo con i baffi, in mutande e una bandiera polacca sullo sfondo.
Gli consegno la spesa ma lui se ne va lasciando spazio a una donna bionda in collant, sulla trentina e un forte accento dell'est.
“Cosa aspetti?dai qui a me..non vedi che lui è in mutande e non può uscire?”
Intanto la disabile entra in casa senza mai voltarsi.
“Grazie, buona settimana”.
“Prego signora, anche a lei”.
January 1st
...post del 2009,
cordialmente vostro,
AS